Il pensiero scientifico del Maestro Gianfranco Zanda si è evoluto lungo diversi filoni. Fondamentali, a parere di chi scrive, appaiono essere quelli relativi alle tematiche di bilancio e delle valutazioni del capitale economico d’azienda (e correlata creazione di valore – E.V.A. 1). In tale contesto, assumono rilevanza prima gli studi relativi all’economicità ove, secondo il Maestro l’“equilibrio economico è l’attitudine della gestione aziendale a generare un flusso di ricavi che copra tutti i costi (compensi ai fattori in posizione contrattuale) e che consenta di remunerare, congruamente, il fattore in posizione residuale (di solito, il capitale proprio)”. Il presente contributo si pone l’obiettivo di mettere in luce eccentricità e bias cognitivi che si generano, nell’analisi delle performance di redditività delle aziende e della creazione di valore (rectius dell’economicità), utilizzando indicatori quali il R.O.T.E. (Return On Tangible Equity) in sostituzione del R.O.E. (Return On Equity). Il R.O.T.E. in parola, con segnato riferimento al settore bancario italiano, appare diffuso negli “studi e nelle analisi” degli operatori di mercato e nella accountability delle aziende per l’analisi della creazione di valore e della redditività. Il presente scritto prende le mosse dalle motivazioni alla base dell’utilizzo di tali indicatori nell’analisi economica, seguendo l’evoluzione intercorsa in questo secolo nei principi contabili di riferimento per la redazione dei prospetti di sintesi di bilancio, con il passaggio dallo IAS 22 all’IFRS 3 nella rappresentazione contabile delle operazioni di fusione/acquisizione. Si dimostra, inoltre, come l’utilizzo del parametro in oggetto R.O.T.E. per valutazioni di convenienza economica comparata possa condurre a veri e propri bias cognitive a situazioni eccentriche e controintuitive.
Scritti in memoria di Gianfranco Zanda, Capitolo 26: In memoria del R.O.E. (Return on Equity): situazioni “eccentriche” e bias cognitivi nell’utilizzo del R.O.T.E. (Return on Tangible Equity)
Paolo Biancone;Valerio Brescia;Maura Campra;Federico Chmet;Maurizio Comoli;Marco Maffei;Claudia Rossi;
2025-01-01
Abstract
Il pensiero scientifico del Maestro Gianfranco Zanda si è evoluto lungo diversi filoni. Fondamentali, a parere di chi scrive, appaiono essere quelli relativi alle tematiche di bilancio e delle valutazioni del capitale economico d’azienda (e correlata creazione di valore – E.V.A. 1). In tale contesto, assumono rilevanza prima gli studi relativi all’economicità ove, secondo il Maestro l’“equilibrio economico è l’attitudine della gestione aziendale a generare un flusso di ricavi che copra tutti i costi (compensi ai fattori in posizione contrattuale) e che consenta di remunerare, congruamente, il fattore in posizione residuale (di solito, il capitale proprio)”. Il presente contributo si pone l’obiettivo di mettere in luce eccentricità e bias cognitivi che si generano, nell’analisi delle performance di redditività delle aziende e della creazione di valore (rectius dell’economicità), utilizzando indicatori quali il R.O.T.E. (Return On Tangible Equity) in sostituzione del R.O.E. (Return On Equity). Il R.O.T.E. in parola, con segnato riferimento al settore bancario italiano, appare diffuso negli “studi e nelle analisi” degli operatori di mercato e nella accountability delle aziende per l’analisi della creazione di valore e della redditività. Il presente scritto prende le mosse dalle motivazioni alla base dell’utilizzo di tali indicatori nell’analisi economica, seguendo l’evoluzione intercorsa in questo secolo nei principi contabili di riferimento per la redazione dei prospetti di sintesi di bilancio, con il passaggio dallo IAS 22 all’IFRS 3 nella rappresentazione contabile delle operazioni di fusione/acquisizione. Si dimostra, inoltre, come l’utilizzo del parametro in oggetto R.O.T.E. per valutazioni di convenienza economica comparata possa condurre a veri e propri bias cognitive a situazioni eccentriche e controintuitive.| File | Dimensione | Formato | |
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