Il saggio esamina il ruolo dell’ascolto della parola viva nel contesto delle iniziative scientifico -didattiche e culturali-divulgative dedicate alla declamazione dopo la Rivoluzione di Ottobre. Ci sofferma in particolare sull’Istituto statale di declamazione (Gosudarstvennyj institut deklamacii (GID) di Mosca e sull’Istituto della Parola Viva (Institut Živogo Slova: IŽS) di Pietrogrado-Leningrado. Entrambi i progetti didattici sono caratterizzati da una forte interdisciplinarietà, in continuo scambio con l’esterno delle mura della scuola, con implicazioni coestensivamente teoriche e pratiche. Alla Commissione per la teoria della declamazione (Komissija po teorii deklamacii) dell’IŽS di Pietrogrado, istituita nel 1921 partecipano, su iniziativa del linguista Lev Ščerba, alcuni membri del gruppo formalista di OPOJAZ, in particolare Boris Èjchenbaum, Jurij Tynjanov, Boris Tomaševskij, Sergej Bernštein. Nel 1923 Bernštein fonda il Gabinetto per lo studio del discorso artistico (Kabinet izučenija chudožestvennoj reči: KICHR), nella fattispecie sonoro, vale a dire «il discorso scenico e la lettura orale di opere in versi e in prosa (declamazione e “racconto”») il cui obiettivo è la ricerca delle leggi immanenti del verso attraverso l’analisi dei testi letti ad alta voce da poeti e declamatori. Fondamentali punti di riferimento per le prime ricerche di Bernštein e per le riflessioni dei colleghi opojazovcy, che pure non mancheranno di prenderne le distanze, sono da un lato la Ohrenphilologie e dall’altro i lavori della scuola di fonetica sperimentale applicata all’analisi del verso. I rappresentanti di questa scuola sostituiscono lo studio del testo ortografico stampato con quello della registrazione della parola sonora fissata per mezzo di speciali apparati sotto forma di “curva” chimografica che annota le vibrazioni dell’aria vettore del suono. In questo contesto si inserisce il ruolo fondamentale attribuito alla parola sonora dai membri dell’OPOJAZ in questi anni, e in particolare da Boris Èjchenbaum. Tuttavia la trattazione èjchenbaumiana dello skaz e della melodia del verso non si esaurisce nell’enfasi sulla sonorità della voce e sulla concretezza performativa del racconto, ma viene inscritta in una prospettiva sistemica, alla base della fondazione della teoria della letteratura, compito precipuo dei formalisti. Il problema della concreta percettibilità della voce nell’opera letteraria, in poesia o nel racconto, retrocede dunque sullo sfondo rispetto al problema del funzionamento dell’opera stessa e della sua descrizione e classificazione attraverso l’individuazione dei princìpi costruttivi dominanti e di quelli dominati, dell’obiettivo dell’orientamento globale e della redistribuzione del peso di ciascuna componente. Attraverso uno specifico percorso teoretico che va dall’etica all’estetica all’analisi della parola altrui nel romanzo polifonico delle “sfere mute e invisibili”, la sonorità di intonazioni, toni e accenti si attutisce infine silenziandosi anche nelle riflessioni di Michail Bachtin.

La tonalità dominante. I formalisti russi tra parola viva e sfere mute e invisibili

Stefania Sini
2022-01-01

Abstract

Il saggio esamina il ruolo dell’ascolto della parola viva nel contesto delle iniziative scientifico -didattiche e culturali-divulgative dedicate alla declamazione dopo la Rivoluzione di Ottobre. Ci sofferma in particolare sull’Istituto statale di declamazione (Gosudarstvennyj institut deklamacii (GID) di Mosca e sull’Istituto della Parola Viva (Institut Živogo Slova: IŽS) di Pietrogrado-Leningrado. Entrambi i progetti didattici sono caratterizzati da una forte interdisciplinarietà, in continuo scambio con l’esterno delle mura della scuola, con implicazioni coestensivamente teoriche e pratiche. Alla Commissione per la teoria della declamazione (Komissija po teorii deklamacii) dell’IŽS di Pietrogrado, istituita nel 1921 partecipano, su iniziativa del linguista Lev Ščerba, alcuni membri del gruppo formalista di OPOJAZ, in particolare Boris Èjchenbaum, Jurij Tynjanov, Boris Tomaševskij, Sergej Bernštein. Nel 1923 Bernštein fonda il Gabinetto per lo studio del discorso artistico (Kabinet izučenija chudožestvennoj reči: KICHR), nella fattispecie sonoro, vale a dire «il discorso scenico e la lettura orale di opere in versi e in prosa (declamazione e “racconto”») il cui obiettivo è la ricerca delle leggi immanenti del verso attraverso l’analisi dei testi letti ad alta voce da poeti e declamatori. Fondamentali punti di riferimento per le prime ricerche di Bernštein e per le riflessioni dei colleghi opojazovcy, che pure non mancheranno di prenderne le distanze, sono da un lato la Ohrenphilologie e dall’altro i lavori della scuola di fonetica sperimentale applicata all’analisi del verso. I rappresentanti di questa scuola sostituiscono lo studio del testo ortografico stampato con quello della registrazione della parola sonora fissata per mezzo di speciali apparati sotto forma di “curva” chimografica che annota le vibrazioni dell’aria vettore del suono. In questo contesto si inserisce il ruolo fondamentale attribuito alla parola sonora dai membri dell’OPOJAZ in questi anni, e in particolare da Boris Èjchenbaum. Tuttavia la trattazione èjchenbaumiana dello skaz e della melodia del verso non si esaurisce nell’enfasi sulla sonorità della voce e sulla concretezza performativa del racconto, ma viene inscritta in una prospettiva sistemica, alla base della fondazione della teoria della letteratura, compito precipuo dei formalisti. Il problema della concreta percettibilità della voce nell’opera letteraria, in poesia o nel racconto, retrocede dunque sullo sfondo rispetto al problema del funzionamento dell’opera stessa e della sua descrizione e classificazione attraverso l’individuazione dei princìpi costruttivi dominanti e di quelli dominati, dell’obiettivo dell’orientamento globale e della redistribuzione del peso di ciascuna componente. Attraverso uno specifico percorso teoretico che va dall’etica all’estetica all’analisi della parola altrui nel romanzo polifonico delle “sfere mute e invisibili”, la sonorità di intonazioni, toni e accenti si attutisce infine silenziandosi anche nelle riflessioni di Michail Bachtin.
2022
978-88-3383-294-4
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11579/150403
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