Il contributo esamina la trattazione del novum introdotto dal senatoconsulto Neroniano de legatis nelle Istituzioni di Gaio, assumendola come caso di studio del rapporto tra normatività e normalità nel diritto privato romano. Attraverso il confronto tra Gai 2.196-223 e Tit. Ulp. 24.7 e 24.11a, si tenta di ricostruire il contenuto originario del provvedimento, del quale non è conservato il testo. Si propone che la formulazione riferita in Gai 2.197, relativa al legato di un bene mai appartenuto al testatore, sia più vicina alla previsione originaria, mentre il più generale riferimento ai minus apta verba presente nei Tituli ex corpore Ulpiani potrebbe riflettere una successiva elaborazione giurisprudenziale. Il Neroniano sembra inoltre configurarsi come un senatoconsulto dotato di efficacia normativa diretta, e il cui effetto sanante incontrava limiti oggettivi e soggettivi progressivamente ridefiniti dall’interpretatio prudentium. Le dispute tra Sabiniani e Proculiani mostrano, in particolare, l’estensione della categoria del vitium verborum e il parallelo restringimento del vitium personae. La disseminazione dei richiami al provvedimento e le possibili stratificazioni del testo documentano infine il modo in cui Gaio organizza una trasformazione normativa complessa, divenuta gradualmente parte della normalità del sapere giuridico.
Un caso di studio in tema di normalità e normatività nel diritto privato romano: la trattazione istituzionale gaiana sul novum introdotto dal senatoconsulto Neroniano de legatis
P. ARCES
In corso di stampa
Abstract
Il contributo esamina la trattazione del novum introdotto dal senatoconsulto Neroniano de legatis nelle Istituzioni di Gaio, assumendola come caso di studio del rapporto tra normatività e normalità nel diritto privato romano. Attraverso il confronto tra Gai 2.196-223 e Tit. Ulp. 24.7 e 24.11a, si tenta di ricostruire il contenuto originario del provvedimento, del quale non è conservato il testo. Si propone che la formulazione riferita in Gai 2.197, relativa al legato di un bene mai appartenuto al testatore, sia più vicina alla previsione originaria, mentre il più generale riferimento ai minus apta verba presente nei Tituli ex corpore Ulpiani potrebbe riflettere una successiva elaborazione giurisprudenziale. Il Neroniano sembra inoltre configurarsi come un senatoconsulto dotato di efficacia normativa diretta, e il cui effetto sanante incontrava limiti oggettivi e soggettivi progressivamente ridefiniti dall’interpretatio prudentium. Le dispute tra Sabiniani e Proculiani mostrano, in particolare, l’estensione della categoria del vitium verborum e il parallelo restringimento del vitium personae. La disseminazione dei richiami al provvedimento e le possibili stratificazioni del testo documentano infine il modo in cui Gaio organizza una trasformazione normativa complessa, divenuta gradualmente parte della normalità del sapere giuridico.| File | Dimensione | Formato | |
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