Il saggio analizza Dottor Clown (2008) e Agata & Ulisse (2010), i due lungometraggi televisivi diretti da Maurizio Nichetti per Mediaset, collocandoli nella fase successiva a Honolulu Baby (2001) e nel più ampio percorso dell’autore attraverso la televisione, la serialità e i prodotti su commissione. I due film, inizialmente concepiti come progetti seriali e successivamente riconvertiti in lungometraggi televisivi, costituiscono un caso significativo per osservare il rapporto fra la poetica di Nichetti e un sistema produttivo caratterizzato da tempi di realizzazione più brevi, linee guida predefinite e l’esigenza di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile. Dottor Clown presenta una vicenda apparentemente lontana dall’immaginario più riconoscibile del regista: il protagonista, un primario cinico e privo di empatia, recupera umanità e senso di giustizia dopo un incidente e arriva a sostenere la “terapia del sorriso” praticata dai medici-clown. L’analisi mostra tuttavia come, anche all’interno di una parabola edificante e fortemente convenzionale, emergano alcuni elementi riconducibili alla poetica nichettiana. In particolare, la sequenza del risveglio del protagonista trasforma improvvisamente l’ambiente ospedaliero realistico in uno spazio dominato dallo slapstick e da una comicità di matrice cartoonesca, attraverso l’animazione degli oggetti, l’enfasi delle reazioni, gli zoom e le inquadrature sghembe. La successiva sequenza finale, costruita attorno ai clown che danzano nel giardino dell’ospedale, recupera invece la dimensione circense e musicale di alcune opere precedenti, fino alla presenza dello stesso Nichetti in un cameo. Agata & Ulisse manifesta ancora più esplicitamente la propria originaria destinazione seriale, rintracciabile tanto nei titoli di testa quanto nella struttura narrativa, fondata su situazioni e personaggi potenzialmente sviluppabili in ulteriori episodi. La vicenda della cartomante Agata e dello scienziato Ulisse combina la commedia sentimentale della “coppia di opposti” con elementi fantastici e gotici, in particolare attraverso la ghost story, ambientata in una casa infestata e contrapposta agli spazi freddi e tecnologici dell’Istituto Studi sul Paranormale. Il film si distingue però dalle precedenti commedie del regista per una comicità prevalentemente verbale e per una costruzione narrativa più canonica, coerente con il cinema commerciale italiano coevo e con il pubblico familiare e adolescenziale cui il prodotto si rivolge. Il confronto fra i due film permette così di mettere in luce una fase particolare della carriera di Nichetti, nella quale l’autore si confronta con forme produttive e narrative meno congeniali rispetto ai suoi precedenti lavori cinematografici. Lungi dal determinare una completa cancellazione della sua identità autoriale, il contesto televisivo sembra produrre una negoziazione fra convenzioni della fiction, esigenze produttive e possibilità di intervento personale. Nei momenti in cui questa negoziazione lascia maggiore spazio alla libertà creativa riemergono infatti motivi ricorrenti del cinema nichettiano: la trasformazione del protagonista, la presenza di figure marginali, il dialogo fra realtà e fantastico, la comicità fisica e cartoonesca, il gusto per la musica e per la dimensione spettacolare. Dottor Clown e Agata & Ulisse appaiono pertanto come opere “fuori asse” rispetto alla filmografia più nota di Nichetti, ma proprio per questo particolarmente significative per comprendere la capacità dell’autore di adattare la propria poetica alle diverse forme e condizioni della produzione audiovisiva.

I lungometraggi televisivi: Dottor Clown (2008), Agata & Ulisse (2010)

Pollone, Matteo
2026-01-01

Abstract

Il saggio analizza Dottor Clown (2008) e Agata & Ulisse (2010), i due lungometraggi televisivi diretti da Maurizio Nichetti per Mediaset, collocandoli nella fase successiva a Honolulu Baby (2001) e nel più ampio percorso dell’autore attraverso la televisione, la serialità e i prodotti su commissione. I due film, inizialmente concepiti come progetti seriali e successivamente riconvertiti in lungometraggi televisivi, costituiscono un caso significativo per osservare il rapporto fra la poetica di Nichetti e un sistema produttivo caratterizzato da tempi di realizzazione più brevi, linee guida predefinite e l’esigenza di rivolgersi a un pubblico il più ampio possibile. Dottor Clown presenta una vicenda apparentemente lontana dall’immaginario più riconoscibile del regista: il protagonista, un primario cinico e privo di empatia, recupera umanità e senso di giustizia dopo un incidente e arriva a sostenere la “terapia del sorriso” praticata dai medici-clown. L’analisi mostra tuttavia come, anche all’interno di una parabola edificante e fortemente convenzionale, emergano alcuni elementi riconducibili alla poetica nichettiana. In particolare, la sequenza del risveglio del protagonista trasforma improvvisamente l’ambiente ospedaliero realistico in uno spazio dominato dallo slapstick e da una comicità di matrice cartoonesca, attraverso l’animazione degli oggetti, l’enfasi delle reazioni, gli zoom e le inquadrature sghembe. La successiva sequenza finale, costruita attorno ai clown che danzano nel giardino dell’ospedale, recupera invece la dimensione circense e musicale di alcune opere precedenti, fino alla presenza dello stesso Nichetti in un cameo. Agata & Ulisse manifesta ancora più esplicitamente la propria originaria destinazione seriale, rintracciabile tanto nei titoli di testa quanto nella struttura narrativa, fondata su situazioni e personaggi potenzialmente sviluppabili in ulteriori episodi. La vicenda della cartomante Agata e dello scienziato Ulisse combina la commedia sentimentale della “coppia di opposti” con elementi fantastici e gotici, in particolare attraverso la ghost story, ambientata in una casa infestata e contrapposta agli spazi freddi e tecnologici dell’Istituto Studi sul Paranormale. Il film si distingue però dalle precedenti commedie del regista per una comicità prevalentemente verbale e per una costruzione narrativa più canonica, coerente con il cinema commerciale italiano coevo e con il pubblico familiare e adolescenziale cui il prodotto si rivolge. Il confronto fra i due film permette così di mettere in luce una fase particolare della carriera di Nichetti, nella quale l’autore si confronta con forme produttive e narrative meno congeniali rispetto ai suoi precedenti lavori cinematografici. Lungi dal determinare una completa cancellazione della sua identità autoriale, il contesto televisivo sembra produrre una negoziazione fra convenzioni della fiction, esigenze produttive e possibilità di intervento personale. Nei momenti in cui questa negoziazione lascia maggiore spazio alla libertà creativa riemergono infatti motivi ricorrenti del cinema nichettiano: la trasformazione del protagonista, la presenza di figure marginali, il dialogo fra realtà e fantastico, la comicità fisica e cartoonesca, il gusto per la musica e per la dimensione spettacolare. Dottor Clown e Agata & Ulisse appaiono pertanto come opere “fuori asse” rispetto alla filmografia più nota di Nichetti, ma proprio per questo particolarmente significative per comprendere la capacità dell’autore di adattare la propria poetica alle diverse forme e condizioni della produzione audiovisiva.
2026
978-88-297-9643-4
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