Il saggio analizza lo sceneggiato televisivo Sherlock Holmes (Guglielmo Morandi, 1968), prodotto dalla Rai e interpretato da Nando Gazzolo, collocandolo nel più ampio processo di trasformazione della figura di Sherlock Holmes nella cultura audiovisiva europea tra gli anni Cinquanta e Sessanta. L’analisi prende le mosse dal progressivo mutamento del rapporto fra adattamento e fonte letteraria: se nei primi decenni del Novecento è frequente trasporre Holmes nella contemporaneità, a partire dal secondo dopoguerra si afferma una crescente attenzione per il Canone holmesiano e per la ricostruzione di un universo vittoriano riconoscibile e fortemente codificato. Un momento decisivo di questo processo è individuato nel 1951, con la Sherlock Holmes Exhibition organizzata nell’ambito del Festival of Britain. La minuziosa ricostruzione dell’appartamento di Baker Street e l’esposizione degli oggetti associati alla mitologia del detective contribuiscono a trasformare Holmes in un’icona da conservare, catalogare e contemplare, anticipando quella forma di musealizzazione del personaggio che troverà una successiva espressione anche nelle pratiche televisive. Alla stessa tendenza appartengono la nascita della Sherlock Holmes Society e le operazioni letterarie volte a recuperare un presunto “vero” Holmes, in contrapposizione alle numerose reinterpretazioni cinematografiche precedenti. Il saggio ricostruisce quindi il consolidarsi, nel corso degli anni Sessanta, di una modalità di adattamento particolarmente diffusa nelle televisioni pubbliche europee: le serie britanniche, tedesche e, successivamente, italiane e sovietiche recuperano il Canone attraverso trasposizioni dichiaratamente rispettose delle ambientazioni, dei personaggi e dello spirito dei testi di Arthur Conan Doyle. In questo contesto, lo Sherlock Holmes Rai si presenta come un caso al tempo stesso coerente e originale. Composto da due soli episodi, La valle della paura e L’ultimo dei Baskerville, ciascuno articolato in tre puntate, lo sceneggiato rinuncia alla serialità più propriamente televisiva per avvicinarsi al modello della riduzione di un classico letterario. La dilatazione dei due romanzi e il ritmo particolarmente lento contribuiscono a costruire la percezione di un mondo lontano nel tempo e conferiscono alla fonte letteraria un’aura di autorevolezza. Particolare attenzione è dedicata alla caratterizzazione di Holmes e alla sua relazione con i modelli televisivi contemporanei. L’interpretazione di Gazzolo, più ironica e giocosa rispetto a quella di Douglas Wilmer nella serie BBC e a quella di Erich Schellow nella produzione della Germania Ovest, si combina con la scelta di un’atmosfera cupa, esplicitamente ispirata al clima di Edgar Allan Poe. Lo sceneggiato si colloca così in una posizione intermedia fra la fedeltà al personaggio canonico e la necessità di renderlo televisivamente riconoscibile, distinguendolo tanto dall’eroe d’azione incarnato da James Bond quanto dal più familiare commissario Maigret. Il nucleo interpretativo dell’analisi riguarda infine la rappresentazione dell’appartamento di Baker Street, presentato nella sequenza d’apertura come un vero e proprio catalogo degli oggetti della mitologia holmesiana: il deerstalker, la pipa, le armi, gli strumenti scientifici, i travestimenti e gli altri elementi tradizionalmente associati al detective vengono progressivamente mostrati dalla macchina da presa. La sequenza richiama da vicino la documentazione cinematografica della Sherlock Holmes Exhibition del 1951 e trasforma lo spazio domestico in uno spazio espositivo, quasi museale. Prima ancora di raccontare un’avventura, la televisione invita dunque lo spettatore a “visitare” Sherlock Holmes e il suo universo, consacrando gli oggetti del Canone come cimeli di un patrimonio culturale ormai riconoscibile e condiviso. Lo sceneggiato Rai emerge così come un significativo punto d’incontro fra adattamento letterario, televisione pubblica e processo di feticizzazione dell’icona holmesiana.

L’appartamento di Baker Street nel salotto degli italiani: lo Sherlock Holmes RAI tra feticizzazione del Canone e adattamenti televisivi europei

Pollone
2026-01-01

Abstract

Il saggio analizza lo sceneggiato televisivo Sherlock Holmes (Guglielmo Morandi, 1968), prodotto dalla Rai e interpretato da Nando Gazzolo, collocandolo nel più ampio processo di trasformazione della figura di Sherlock Holmes nella cultura audiovisiva europea tra gli anni Cinquanta e Sessanta. L’analisi prende le mosse dal progressivo mutamento del rapporto fra adattamento e fonte letteraria: se nei primi decenni del Novecento è frequente trasporre Holmes nella contemporaneità, a partire dal secondo dopoguerra si afferma una crescente attenzione per il Canone holmesiano e per la ricostruzione di un universo vittoriano riconoscibile e fortemente codificato. Un momento decisivo di questo processo è individuato nel 1951, con la Sherlock Holmes Exhibition organizzata nell’ambito del Festival of Britain. La minuziosa ricostruzione dell’appartamento di Baker Street e l’esposizione degli oggetti associati alla mitologia del detective contribuiscono a trasformare Holmes in un’icona da conservare, catalogare e contemplare, anticipando quella forma di musealizzazione del personaggio che troverà una successiva espressione anche nelle pratiche televisive. Alla stessa tendenza appartengono la nascita della Sherlock Holmes Society e le operazioni letterarie volte a recuperare un presunto “vero” Holmes, in contrapposizione alle numerose reinterpretazioni cinematografiche precedenti. Il saggio ricostruisce quindi il consolidarsi, nel corso degli anni Sessanta, di una modalità di adattamento particolarmente diffusa nelle televisioni pubbliche europee: le serie britanniche, tedesche e, successivamente, italiane e sovietiche recuperano il Canone attraverso trasposizioni dichiaratamente rispettose delle ambientazioni, dei personaggi e dello spirito dei testi di Arthur Conan Doyle. In questo contesto, lo Sherlock Holmes Rai si presenta come un caso al tempo stesso coerente e originale. Composto da due soli episodi, La valle della paura e L’ultimo dei Baskerville, ciascuno articolato in tre puntate, lo sceneggiato rinuncia alla serialità più propriamente televisiva per avvicinarsi al modello della riduzione di un classico letterario. La dilatazione dei due romanzi e il ritmo particolarmente lento contribuiscono a costruire la percezione di un mondo lontano nel tempo e conferiscono alla fonte letteraria un’aura di autorevolezza. Particolare attenzione è dedicata alla caratterizzazione di Holmes e alla sua relazione con i modelli televisivi contemporanei. L’interpretazione di Gazzolo, più ironica e giocosa rispetto a quella di Douglas Wilmer nella serie BBC e a quella di Erich Schellow nella produzione della Germania Ovest, si combina con la scelta di un’atmosfera cupa, esplicitamente ispirata al clima di Edgar Allan Poe. Lo sceneggiato si colloca così in una posizione intermedia fra la fedeltà al personaggio canonico e la necessità di renderlo televisivamente riconoscibile, distinguendolo tanto dall’eroe d’azione incarnato da James Bond quanto dal più familiare commissario Maigret. Il nucleo interpretativo dell’analisi riguarda infine la rappresentazione dell’appartamento di Baker Street, presentato nella sequenza d’apertura come un vero e proprio catalogo degli oggetti della mitologia holmesiana: il deerstalker, la pipa, le armi, gli strumenti scientifici, i travestimenti e gli altri elementi tradizionalmente associati al detective vengono progressivamente mostrati dalla macchina da presa. La sequenza richiama da vicino la documentazione cinematografica della Sherlock Holmes Exhibition del 1951 e trasforma lo spazio domestico in uno spazio espositivo, quasi museale. Prima ancora di raccontare un’avventura, la televisione invita dunque lo spettatore a “visitare” Sherlock Holmes e il suo universo, consacrando gli oggetti del Canone come cimeli di un patrimonio culturale ormai riconoscibile e condiviso. Lo sceneggiato Rai emerge così come un significativo punto d’incontro fra adattamento letterario, televisione pubblica e processo di feticizzazione dell’icona holmesiana.
2026
978-88-297-9229-0
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Descrizione: L’appartamento di Baker Street nel salotto degli italiani: lo Sherlock Holmes RAI tra feticizzazione del Canone e adattamenti televisivi europei
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11579/237342
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