Cosa si intende per autorialità? Da quali prospettive possiamo interrogarci su questo problema che con il suo carattere costitutivo abbraccia tutti gli altri problemi fondamentali della teoria della letteratura? Partiremo da due distinzioni non oppositive e fra loro intersecate: 1. autorialità come esistenza biografica, storica e sociale e autorialità come intenzionalità; 2. Autorialità dal punto di vista ermeneutico e dell’estetica della lettura e autorialità dal punto di vista dell’estetica della creazione verbale. Su questo reticolo si innesta un’ulteriore distinzione tra voce e scrittura quali dominanti concettuali del principio di autorialità. Ci soffermeremo su alcuni episodi significativi delle teorie letterarie del Novecento – dai formalisti russi a Roland Barthes, da Michel Foucault a Edward Said – indicando i frutti metodologici prodotti e la costellazione di bersagli messi a fuoco in riferimento alla nostra questione: “l’uomo e l’opera”, la coscienza, l’autorità, il padre, l’origine, l’ontoteologia. Alla luce dello spazio che intercorre tra la parola autoritaria e parola autorevole (Bachtin, Barenghi) concluderemo soffermandoci sul carattere giuridico e istituzionale dell’autorialità, sul suo situarsi nell’ambito di una pratica di ri-uso (Lausberg, Brioschi) storicamente situato tra sacralità e lavoro, produzione e scambio, in cui l’esperienza della relazione e la modulazione della distanza contemplano innumerevoli possibilità intermedie tra reattività e remissività, forsennata fusione e isolamento scontroso.

Tra eccedenze di voce e scrittura: estetiche novecentesche dell’autorialità remissiva e reattiva

Stefania Sini
2024-01-01

Abstract

Cosa si intende per autorialità? Da quali prospettive possiamo interrogarci su questo problema che con il suo carattere costitutivo abbraccia tutti gli altri problemi fondamentali della teoria della letteratura? Partiremo da due distinzioni non oppositive e fra loro intersecate: 1. autorialità come esistenza biografica, storica e sociale e autorialità come intenzionalità; 2. Autorialità dal punto di vista ermeneutico e dell’estetica della lettura e autorialità dal punto di vista dell’estetica della creazione verbale. Su questo reticolo si innesta un’ulteriore distinzione tra voce e scrittura quali dominanti concettuali del principio di autorialità. Ci soffermeremo su alcuni episodi significativi delle teorie letterarie del Novecento – dai formalisti russi a Roland Barthes, da Michel Foucault a Edward Said – indicando i frutti metodologici prodotti e la costellazione di bersagli messi a fuoco in riferimento alla nostra questione: “l’uomo e l’opera”, la coscienza, l’autorità, il padre, l’origine, l’ontoteologia. Alla luce dello spazio che intercorre tra la parola autoritaria e parola autorevole (Bachtin, Barenghi) concluderemo soffermandoci sul carattere giuridico e istituzionale dell’autorialità, sul suo situarsi nell’ambito di una pratica di ri-uso (Lausberg, Brioschi) storicamente situato tra sacralità e lavoro, produzione e scambio, in cui l’esperienza della relazione e la modulazione della distanza contemplano innumerevoli possibilità intermedie tra reattività e remissività, forsennata fusione e isolamento scontroso.
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11579/182222
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