L’assistente sociale è un professionista che opera all'interno di istituzioni deputate anche a regolare le condotte di persone che sono considerate devianti. Poiché tali professionisti hanno un Codice etico di riferimento in base al quale dovrebbero (anche) orientare il proprio operato, diventa centrale la questione del rapporto tra il fine che l’assistente sociale dovrebbe perseguire in base al codice etico e le modalità con cui viene esercitato il controllo sociale. Affronterò tale questione adottando una specifica prospettiva teorica del lavoro sociale, quella del “critical social work”. Per la teoria critica, il lavoro sociale dovrebbe perseguire la giustizia sociale, promuovere i diritti umani, stare dalla parte degli oppressi. Per fare ciò, gli operatori sociali devono focalizzare la loro attenzione sulle modalità con cui esercitano il controllo sociale per comprendere come possano usare costruttivamente il potere che inevitabilmente detengono nella relazione con l’utente. In questo articolo analizzerò una particolare fase del controllo della devianza nel lavoro sociale: la fase in cui gli operatori raccolgono informazioni, attraverso specifiche modalità conoscitive, al fine di decidere se e come l’utente dovrà essere preso in carico. Ho scelto uno specifico ambito del lavoro sociale con gli involuntary clients su cui sviluppare l’analisi: quello della tutela dei minori. Per affrontare tale questione articolerò la mia analisi in due parti, Nella prima parte tratterò del controllo sociale nel lavoro sociale. Analizzerò successivamente i due paradigmi (positivismo e costruzionismo) entro cui possiamo collocare le prospettive teoriche con cui si possono studiare la negligenza e la condotta pregiudizievole (abuso). Nella seconda parte, esaminerò un caso, la storia di una madre tossicodipendente a cui è stato allontanato un figlio, con lo scopo di evidenziare in che modo il paradigma che orienta l’attività conoscitiva su un determinato fenomeno può influenzare le forme con cui viene esercitato il controllo sociale, favorendo o meno pratiche anti oppressive.

Conoscenza, potere e controllo della devianza nel lavoro sociale in un’ottica anti-oppressiva

Scarscelli Daniele
2019-01-01

Abstract

L’assistente sociale è un professionista che opera all'interno di istituzioni deputate anche a regolare le condotte di persone che sono considerate devianti. Poiché tali professionisti hanno un Codice etico di riferimento in base al quale dovrebbero (anche) orientare il proprio operato, diventa centrale la questione del rapporto tra il fine che l’assistente sociale dovrebbe perseguire in base al codice etico e le modalità con cui viene esercitato il controllo sociale. Affronterò tale questione adottando una specifica prospettiva teorica del lavoro sociale, quella del “critical social work”. Per la teoria critica, il lavoro sociale dovrebbe perseguire la giustizia sociale, promuovere i diritti umani, stare dalla parte degli oppressi. Per fare ciò, gli operatori sociali devono focalizzare la loro attenzione sulle modalità con cui esercitano il controllo sociale per comprendere come possano usare costruttivamente il potere che inevitabilmente detengono nella relazione con l’utente. In questo articolo analizzerò una particolare fase del controllo della devianza nel lavoro sociale: la fase in cui gli operatori raccolgono informazioni, attraverso specifiche modalità conoscitive, al fine di decidere se e come l’utente dovrà essere preso in carico. Ho scelto uno specifico ambito del lavoro sociale con gli involuntary clients su cui sviluppare l’analisi: quello della tutela dei minori. Per affrontare tale questione articolerò la mia analisi in due parti, Nella prima parte tratterò del controllo sociale nel lavoro sociale. Analizzerò successivamente i due paradigmi (positivismo e costruzionismo) entro cui possiamo collocare le prospettive teoriche con cui si possono studiare la negligenza e la condotta pregiudizievole (abuso). Nella seconda parte, esaminerò un caso, la storia di una madre tossicodipendente a cui è stato allontanato un figlio, con lo scopo di evidenziare in che modo il paradigma che orienta l’attività conoscitiva su un determinato fenomeno può influenzare le forme con cui viene esercitato il controllo sociale, favorendo o meno pratiche anti oppressive.
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