Tra le diverse correnti che nel corso dell’Ottocento animarono quel dibattito intorno all’italiano noto come “questione della lingua”, il neotoscanismo ha sicuramente avuto un ruolo di primo piano. Fieri avversari delle teorie antitoscane e di quelle montiane, i neotoscanisti sostenevano l’importanza della lingua parlata in tutta la Toscana, sottolineando l’importanza di una lingua quotidiana e socialmente italiana. Tra i più importanti esponenti di questa corrente si annoverano Niccolò Tommaseo e Giambattista Giuliani, due studiosi legati da un’amicizia e da una condivisione di studi testimoniata da oltre sessanta lettere inedite conservate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Così come per Giuliani, la posizione linguistica di Tommaseo si basava sull’idea di lingua come creazione popolare e sull’ideale della corrispondenza tra unità linguistica e unità civile. Fondamentale, per entrambi gli studiosi, era la stretta connessione tra la tradizione scritta e la lingua toscana parlata. Nonostante la relativa unità cui era giunto l’italiano letterario, questo non poteva diventare la lingua dell’intera nazione perché non in grado «di assolvere le intere funzioni della comunicazione sociale». Per fare dunque in modo che la lingua italiana non fosse una lingua «morta», esclusivamente scritta, bisognava guardare a un modello diverso, «vivente»: quello parlato quotidianamente dai contadini e dagli artigiani toscani. Tra i principali mezzi di diffusione del modello linguistico promulgato da Tommaseo vi fu sicuramente il Dizionario della lingua italiana: all’importante impresa lessicografica collaborò anche lo stesso Giuliani, come testimoniato dalle liste di lemmi raccolti dalla viva voce del popolo toscano, in parte confluiti nel vocabolario. Alla luce di queste premesse, il mio contributo è dunque rivolto, attraverso l’analisi dei testi di Sul vivente linguaggio della Toscana e dei documenti inediti sopracitati, a evidenziare il contributo offerto da Giuliani e da Tommaseo nella costituzione del modello linguistico dell’Italia unita.

"Non può mancare la vitale Civiltà di una Nazione, quando tenace persiste la sua Favella". La lingua dell'Italia unita nel pensiero di Giambattista Giuliani e Niccolò Tommaseo

Valentina Petrini
Primo
;
2019-01-01

Abstract

Tra le diverse correnti che nel corso dell’Ottocento animarono quel dibattito intorno all’italiano noto come “questione della lingua”, il neotoscanismo ha sicuramente avuto un ruolo di primo piano. Fieri avversari delle teorie antitoscane e di quelle montiane, i neotoscanisti sostenevano l’importanza della lingua parlata in tutta la Toscana, sottolineando l’importanza di una lingua quotidiana e socialmente italiana. Tra i più importanti esponenti di questa corrente si annoverano Niccolò Tommaseo e Giambattista Giuliani, due studiosi legati da un’amicizia e da una condivisione di studi testimoniata da oltre sessanta lettere inedite conservate presso la Biblioteca Nazionale Centrale di Firenze. Così come per Giuliani, la posizione linguistica di Tommaseo si basava sull’idea di lingua come creazione popolare e sull’ideale della corrispondenza tra unità linguistica e unità civile. Fondamentale, per entrambi gli studiosi, era la stretta connessione tra la tradizione scritta e la lingua toscana parlata. Nonostante la relativa unità cui era giunto l’italiano letterario, questo non poteva diventare la lingua dell’intera nazione perché non in grado «di assolvere le intere funzioni della comunicazione sociale». Per fare dunque in modo che la lingua italiana non fosse una lingua «morta», esclusivamente scritta, bisognava guardare a un modello diverso, «vivente»: quello parlato quotidianamente dai contadini e dagli artigiani toscani. Tra i principali mezzi di diffusione del modello linguistico promulgato da Tommaseo vi fu sicuramente il Dizionario della lingua italiana: all’importante impresa lessicografica collaborò anche lo stesso Giuliani, come testimoniato dalle liste di lemmi raccolti dalla viva voce del popolo toscano, in parte confluiti nel vocabolario. Alla luce di queste premesse, il mio contributo è dunque rivolto, attraverso l’analisi dei testi di Sul vivente linguaggio della Toscana e dei documenti inediti sopracitati, a evidenziare il contributo offerto da Giuliani e da Tommaseo nella costituzione del modello linguistico dell’Italia unita.
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