Il 'San Girolamo penitente' (olio, tavola, cm 55,2 x 42,5), databile tra il 1490 e il 1500 circa, è riferito a un seguace di Filippino Lippi, con una possibile relazione, da verificare, quando il catalogo del pittore sarà meglio definito, con l’ambito giovanile di Raffaellino del Garbo. La tavola, destinata con ogni probabilità alla devozione privata, raffigura il santo in adorazione del Crocifisso entro un paesaggio roccioso che assume un ruolo centrale nella costruzione dello spazio figurativo. Pur mostrando una stretta familiarità con il linguaggio del Lippi, evidente nella concezione del paesaggio, nella resa dei panneggi e nella qualità cromatica, l’opera rivela caratteri autonomi che portano a escludere la mano di Filippino. Da un punto di vista tecnico, particolarmente significativo appare l’impiego (emerso dalle indagini diagnostiche condotte) di una sottile linea nera di contorno utilizzata per delineare ed enfatizzare contorni e forme e indicativa di una precisa cifra stilistica. Le indagini eseguite hanno inoltre confermato una tecnica esecutiva coerente con quelle della pittura fiorentina di fine Quattrocento. In assenza di elementi attributivi più cogenti, il dipinto è prudentemente mantenuto nell’ambito di un seguace di Filippino Lippi, lasciando aperta la possibilità di future verifiche attributive nella direzione di Raffaellino del Garbo.

Seguace di Filippino Lippi (Raffaellino del Garbo?), San Girolamo penitente

Zambrano, Patrizia
In corso di stampa

Abstract

Il 'San Girolamo penitente' (olio, tavola, cm 55,2 x 42,5), databile tra il 1490 e il 1500 circa, è riferito a un seguace di Filippino Lippi, con una possibile relazione, da verificare, quando il catalogo del pittore sarà meglio definito, con l’ambito giovanile di Raffaellino del Garbo. La tavola, destinata con ogni probabilità alla devozione privata, raffigura il santo in adorazione del Crocifisso entro un paesaggio roccioso che assume un ruolo centrale nella costruzione dello spazio figurativo. Pur mostrando una stretta familiarità con il linguaggio del Lippi, evidente nella concezione del paesaggio, nella resa dei panneggi e nella qualità cromatica, l’opera rivela caratteri autonomi che portano a escludere la mano di Filippino. Da un punto di vista tecnico, particolarmente significativo appare l’impiego (emerso dalle indagini diagnostiche condotte) di una sottile linea nera di contorno utilizzata per delineare ed enfatizzare contorni e forme e indicativa di una precisa cifra stilistica. Le indagini eseguite hanno inoltre confermato una tecnica esecutiva coerente con quelle della pittura fiorentina di fine Quattrocento. In assenza di elementi attributivi più cogenti, il dipinto è prudentemente mantenuto nell’ambito di un seguace di Filippino Lippi, lasciando aperta la possibilità di future verifiche attributive nella direzione di Raffaellino del Garbo.
In corso di stampa
978-88-95325-08-8
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Utilizza questo identificativo per citare o creare un link a questo documento: https://hdl.handle.net/11579/239043
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