Il lavoro propone un’interpretazione della fenomenologia e dell’ontologia di Merleau-Ponty a partire dal concetto di espressione, inteso come nodo teorico in cui si intrecciano corporeità, segno e significato. Contro il modello husserliano, secondo cui l’espressione rende manifesto un senso ideale preesistente e univoco, la tesi sostiene che il significato non precede l’atto espressivo, ma si istituisce nel suo stesso accadere, come senso immanente ai segni, ai gesti e ai corpi. Ne consegue una trasformazione della fenomenologia: la coscienza non è semplicemente incarnata, ma trova nella corporeità le proprie condizioni di possibilità, rendendo impossibile una fondazione trascendentale dell’univocità del senso. L’argomento è sviluppato attraverso un confronto critico con Husserl e mediante tre “tracce esterne” che ne precisano l’originalità teorica: la logica dell’analogia di Enzo Melandri, che mostra la priorità dell’analogismo dei significati su univocità ed equivocità; la semiologia dell’antico stoicismo, che pensa il senso come evento immanente all’intreccio dei corpi; la monadologia leibniziana, reinterpretata come teoria di un fondo oscuro e pre-riflessivo che determina il campo di appartenenza dell’esperienza. Da questa prospettiva emerge la portata politica della ricerca: l’univocità dei significati si rivela come l’esito di una selezione che comporta la rimozione di sensi divergenti e incompossibili. Attraverso una logica analogica e una diversa concezione della corporeità, il lavoro propone invece una fenomenologia della singolarità orientata alla emergenza e alla riconsiderazione delle divergenze, piuttosto che al rintracciamento di essenze invarianti. L’esito è una etica dell’espressione, fondata sulla distinzione tra comportamenti espressivi, creativi e rinnovatori, e comportamenti inespressivi, ripetitivi e mimetici, in cui la libertà finisce per coincidere con la capacità di istituire nuovi sensi, aderendo alla singolarità dell’esperienza.
Espressione e corporeità : corpo e segno nell’ontologia di Merleau-Ponty / Pasquinucci, P.. - ELETTRONICO. - (2025). [10.20373/uniupo/openthesis/236064]
Espressione e corporeità : corpo e segno nell’ontologia di Merleau-Ponty
2025-01-01
Abstract
Il lavoro propone un’interpretazione della fenomenologia e dell’ontologia di Merleau-Ponty a partire dal concetto di espressione, inteso come nodo teorico in cui si intrecciano corporeità, segno e significato. Contro il modello husserliano, secondo cui l’espressione rende manifesto un senso ideale preesistente e univoco, la tesi sostiene che il significato non precede l’atto espressivo, ma si istituisce nel suo stesso accadere, come senso immanente ai segni, ai gesti e ai corpi. Ne consegue una trasformazione della fenomenologia: la coscienza non è semplicemente incarnata, ma trova nella corporeità le proprie condizioni di possibilità, rendendo impossibile una fondazione trascendentale dell’univocità del senso. L’argomento è sviluppato attraverso un confronto critico con Husserl e mediante tre “tracce esterne” che ne precisano l’originalità teorica: la logica dell’analogia di Enzo Melandri, che mostra la priorità dell’analogismo dei significati su univocità ed equivocità; la semiologia dell’antico stoicismo, che pensa il senso come evento immanente all’intreccio dei corpi; la monadologia leibniziana, reinterpretata come teoria di un fondo oscuro e pre-riflessivo che determina il campo di appartenenza dell’esperienza. Da questa prospettiva emerge la portata politica della ricerca: l’univocità dei significati si rivela come l’esito di una selezione che comporta la rimozione di sensi divergenti e incompossibili. Attraverso una logica analogica e una diversa concezione della corporeità, il lavoro propone invece una fenomenologia della singolarità orientata alla emergenza e alla riconsiderazione delle divergenze, piuttosto che al rintracciamento di essenze invarianti. L’esito è una etica dell’espressione, fondata sulla distinzione tra comportamenti espressivi, creativi e rinnovatori, e comportamenti inespressivi, ripetitivi e mimetici, in cui la libertà finisce per coincidere con la capacità di istituire nuovi sensi, aderendo alla singolarità dell’esperienza.| File | Dimensione | Formato | |
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