Il lavoro si inserisce nell’alveo della storia delle comunità in tempo di guerra civile (8 settembre 1943-25 aprile 1945). Esso è articolato in due parti, a ciascuna delle quali corrispondono due capitoli. La prima parte copre il periodo dall’armistizio alla fine del 1943 (Capitolo 1) e l’anno 1944 (Capitolo 2); la seconda parte riguarda il periodo dalla Liberazione (25 aprile 1945) alla fine dell’anno (Capitolo 1) e il periodo da gennaio alla fine di marzo 1946 (Capitolo 2). L’obiettivo del lavoro è indagare il rapporto tra la popolazione della Val Pellice (Torino), le strutture resistenziali e gli apparati della Repubblica sociale italiana e il sistema d’occupazione tedesca in Italia. Dall’analisi emerge l’importanza della popolazione civile e delle sue articolazioni sociali (impresa, organi rappresentativi, Chiesa valdese, Chiesa cattolica) nel determinare e informare le scelte politico-militari della Resistenza, da una parte, e nel progressivo distacco tra le éliles locali e gli apparati saioini e d’occupazione tedeschi. La guerra civile diventa dunque un momento decisivo, con il 1944 come apice (processi di costruzione degli organismi clandestini di gestione del territorio da parte resistenziale), nella storia di una comunità tra l’ultima fase del regime fascista e l’inizio della storia dell’Italia repubblicana. Lo studio si concentra poi sulle conseguenze più importanti dell’occupazione e della guerra alla comunità condotta dalla Repubblica sociale italiana: violenza come elemento strutturale della vita associati.; ipoteca ambientale, economica e sociale che l’occupazione comporta sulla ricostruzione della comunità nel periodo postbellico. Analizzando il rapporto tra comunità e Resistenza appaiono due elementi principali: il rapporto dialettico tra esponenti conservatori della società locale e strutture resistenziali, che si dà nell’organizzazione delle giunte clandestine; la ripresa, nel 1944, del conflitto politico nel nuovo quadro composto dal movimento resistenziale, con il conseguente depotenziamento delle più radicali istanze di cambiamento sociale agitate dalla Resistenza.

"Un corteo in cammino". Guerra civile e comunità in Val Pellice, 1943 - 1946 / Calzi, J.. - ELETTRONICO. - (2025).

"Un corteo in cammino". Guerra civile e comunità in Val Pellice, 1943 - 1946

Jacopo, Calzi
2025-01-01

Abstract

Il lavoro si inserisce nell’alveo della storia delle comunità in tempo di guerra civile (8 settembre 1943-25 aprile 1945). Esso è articolato in due parti, a ciascuna delle quali corrispondono due capitoli. La prima parte copre il periodo dall’armistizio alla fine del 1943 (Capitolo 1) e l’anno 1944 (Capitolo 2); la seconda parte riguarda il periodo dalla Liberazione (25 aprile 1945) alla fine dell’anno (Capitolo 1) e il periodo da gennaio alla fine di marzo 1946 (Capitolo 2). L’obiettivo del lavoro è indagare il rapporto tra la popolazione della Val Pellice (Torino), le strutture resistenziali e gli apparati della Repubblica sociale italiana e il sistema d’occupazione tedesca in Italia. Dall’analisi emerge l’importanza della popolazione civile e delle sue articolazioni sociali (impresa, organi rappresentativi, Chiesa valdese, Chiesa cattolica) nel determinare e informare le scelte politico-militari della Resistenza, da una parte, e nel progressivo distacco tra le éliles locali e gli apparati saioini e d’occupazione tedeschi. La guerra civile diventa dunque un momento decisivo, con il 1944 come apice (processi di costruzione degli organismi clandestini di gestione del territorio da parte resistenziale), nella storia di una comunità tra l’ultima fase del regime fascista e l’inizio della storia dell’Italia repubblicana. Lo studio si concentra poi sulle conseguenze più importanti dell’occupazione e della guerra alla comunità condotta dalla Repubblica sociale italiana: violenza come elemento strutturale della vita associati.; ipoteca ambientale, economica e sociale che l’occupazione comporta sulla ricostruzione della comunità nel periodo postbellico. Analizzando il rapporto tra comunità e Resistenza appaiono due elementi principali: il rapporto dialettico tra esponenti conservatori della società locale e strutture resistenziali, che si dà nell’organizzazione delle giunte clandestine; la ripresa, nel 1944, del conflitto politico nel nuovo quadro composto dal movimento resistenziale, con il conseguente depotenziamento delle più radicali istanze di cambiamento sociale agitate dalla Resistenza.
2025
XXXVII
Ecologia dei sistemi culturali e istituzionali
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