L’articolo traccia la storia della categoria "italiano accademico", individuando due fasi distinte, tra loro indipendenti: la fase otto-novecentesca, nella quale "accademico" indicava l’italiano della tradizione letteraria colta, ricercata e arcaizzante (opposta al modello manzoniano), e la fase del Duemila, nella quale la locuzione ricalca l’analoga formula inglese "Academic English" e designa quindi l’italiano per scopi accademici, impiegato nella saggistica universitaria, trasversalmente ai vari saperi disciplinari. Il recente rilancio della categoria "italiano accademico" è funzionale sia per designare e diffondere la varietà alta e formale di italiano che si insegna e si utilizza in università, sia per descrivere e sostenere l’italiano della comunicazione scientifica, e anche per questo motivo si propone l’accoglimento della nuova etichetta nello schema delle varietà dell’italiano contemporaneo, accanto all’italiano tecnico-scientifico di cui l’italiano accademico è complementare. L’articolo seleziona inoltre alcuni interventi di intellettuali che tra Otto e Novecento hanno riflettuto sulla lingua e sul registro che meglio si addicono alla saggistica scientifica: Ascoli, De Amicis e Panzini, chiudendo con le osservazioni di Calvino degli anni Sessanta. Infine si propongono possibili sviluppi del progetto DIA.
Qualche osservazione sulla categoria di "italiano accademico"
Maconi L.
2025-01-01
Abstract
L’articolo traccia la storia della categoria "italiano accademico", individuando due fasi distinte, tra loro indipendenti: la fase otto-novecentesca, nella quale "accademico" indicava l’italiano della tradizione letteraria colta, ricercata e arcaizzante (opposta al modello manzoniano), e la fase del Duemila, nella quale la locuzione ricalca l’analoga formula inglese "Academic English" e designa quindi l’italiano per scopi accademici, impiegato nella saggistica universitaria, trasversalmente ai vari saperi disciplinari. Il recente rilancio della categoria "italiano accademico" è funzionale sia per designare e diffondere la varietà alta e formale di italiano che si insegna e si utilizza in università, sia per descrivere e sostenere l’italiano della comunicazione scientifica, e anche per questo motivo si propone l’accoglimento della nuova etichetta nello schema delle varietà dell’italiano contemporaneo, accanto all’italiano tecnico-scientifico di cui l’italiano accademico è complementare. L’articolo seleziona inoltre alcuni interventi di intellettuali che tra Otto e Novecento hanno riflettuto sulla lingua e sul registro che meglio si addicono alla saggistica scientifica: Ascoli, De Amicis e Panzini, chiudendo con le osservazioni di Calvino degli anni Sessanta. Infine si propongono possibili sviluppi del progetto DIA.I documenti in IRIS sono protetti da copyright e tutti i diritti sono riservati, salvo diversa indicazione.


